Ospitiamo volentieri la risposta di Claudio Gagliardi, ex Sindaco di Pianezza, all’intervento di Piero Pensato su “Sotto la Torre” del giugno 2017.

Ancora sulla scuola, per un minimo di chiarezza

Strano modo di raccontare le cose quello di Piero Pensato che nel numero di giugno 2017 di “Sotto la Torre”, ricorrendo addirittura a Confucio (forse un suo maestro di trasformismo), spiega che «L’Amministrazione che precedette la nostra (…) costruì una scuola di fianco all’istituto Costa…». No, Piero, quell’Amministrazione non costruì una scuola dove ce n’era già una, ma voleva ampliare la struttura della Nino Costa per dotarla di locali per la refezione al piano terra, come avete fatto voi nello stesso posto dopo 5 anni, e di 2 aule aggiuntive al primo piano, come non avete fatto voi, per fronteggiare la crescente e prevista domanda di locali per la scuola elementare. Questo ampliamento oltre a mettere in sicurezza la refezione 5 anni prima, avrebbe evitato i sacrifici che la vostra Amministrazione ha causato quando, per carenza di spazi, ha dovuto sacrificare tutti i laboratori e la biblioteca per trasformarli in aule.

«Il Sindaco e la Giunta di allora», Piero, «non si accorsero delle lacune che il progetto presentava» perché la svista commessa dal progettista (errato inserimento di un dato fondamentale nel calcolo del cemento armato) poteva essere scoperta solo da specialisti. E gli specialisti (progettista, impresa, Ufficio Tecnico comunale) se ne accorsero solo quando la struttura in cemento era stata realizzata fino alla prima soletta.

E non fu l’impresa che «fermò i lavori» ma il Sindaco, contro il parere dell’impresa e del progettista che ritenevano di poter procedere pensando poi di rattoppare il “misfatto” in seguito.

A quel punto il Sindaco non si fidò più di nessuno e chiese una consulenza al Politecnico, sulla base della quale la Giunta decise la demolizione di quella struttura perché mancavano garanzie sulla sicurezza.

E i danni, caro Piero, la mia Giunta li chiese citando sia il progettista che l’impresa costruttrice, come consigliato dall’avvocato; non puoi farci passare per fessi scrivendo solo che «citarono in tribunale l’impresario». Ma la Giustizia ha i suoi ritmi, lenti ma inesorabili e le sue procedure da rispettare. Infatti si è giunti solo ad una prima sentenza che riguarda una parte del problema e il Giudice ha condannato il Comune a pagare all’impresa l’ultima parte del lavoro eseguito, somma che non era stata liquidata a suo tempo per autotutela di fronte ad una presunta corresponsabilità dell’impresa. Ora anche questa somma entra a far parte dei danni che vengono imputati al progettista e il processo procede, come è logico che sia. «A noi cittadini tocca pagare», come dici tu e ora noi cittadini saremo rimborsati.

Letta così sembra un’altra storia, vero? Ma si sa, come disse Confucio, che la politica mette dei filtri distorcenti soprattutto agli occhi di chi non ha altri argomenti più solidi.

 

Claudio Gagliardi

Il Sindaco di quell’Amministrazione