La sera di lunedì 26 giugno 2017 si è tenuta al cinema Lumière un’assemblea pubblica convocata dal Comune di Pianezza «per recepire dalla cittadinanza proposte, esigenze e progetti utili alla valorizzazione del Centro Storico», come recita il manifesto dell’iniziativa. Più dettagliatamente il sito castellosindaco.it, che ormai fa impropriamente le veci del sito istituzionale, annunciava che l’Amministrazione avrebbe «discusso con i cittadini del nuovo piano particolareggiato per il centro storico», e precisava: «con slide e proiezioni, si discute del futuro di Pianezza, di come dotarla di più parcheggi, migliorare la residenza, ascoltando suggerimenti e pareri dei cittadini».

Le slides ci sono state, il piano particolareggiato no. L’incarico di redigere «un progetto di rigenerazione e riqualificazione del centro storico di Pianezza» è stato per la verità affidato il 1° febbraio 2017, per un compenso di € 18.999,99 (Determina n. 31), all’Archistudio Associati di Torino, che già aveva collaborato con l’amministrazione per la revisione del piano regolatore. E nella sala del Cinema Lumière la sensazione era che i cittadini intervenuti si aspettassero la comunicazione di progetti concreti, o almeno di linee programmatiche già ben delineate, in tema di recupero edilizio o di rinnovamento architettonico. Ma, come ci è stato spiegato, l’incarico stipulato con l’Archistudio Associati prevede una prima fase di discussione pubblica con la popolazione, ed è appunto a questo che doveva servire l’assemblea del 26 giugno. Perciò, dopo una breve introduzione, è stato chiesto ai cittadini intervenuti di individuare i punti di forza e di debolezza del centro storico, le opportunità e i rischi, di scriverli su fogliettini colorati e di consegnare le proprie osservazioni e suggerimenti, con l’impegno che il progetto finale ne avrebbe tenuto conto. Evviva la democrazia partecipata!

Tutto è filato liscio finché non si è cominciato davvero a discutere e qualcuno ha sollevato questioni specifiche. Un cittadino in particolare, che abita di fronte all’ex Cascina Lampo, ha posto con chiarezza la domanda su che cosa succederà in quell’area. Il Sindaco ha risposto che quello già approvato è un progetto di valorizzazione, che garantisce altresì la costruzione della nuova caserma dei carabinieri di via Aldo Moro. Incalzato dal cittadino su cosa accadrà nell’area dell’ex Cascina Lampo, il Sindaco continuava a rimbalzare sulla caserma dei carabinieri, dichiarando tra l’altro che questo garantirà la presenza dei carabinieri sul territorio, che altrimenti sarebbe a rischio. Alla fine la domanda è stata diretta: «si dice che sull’area dell’ex Cascina Lampo verrà costruita una palazzina di 5 piani. È vero?» La risposta del Sindaco è stata un capolavoro: non proprio… si tratta di un progetto della società che si è aggiudicata la gara per la riqualificazione della zona, e sono 4 piani + 1, farfugliando poi «che non è proprio un quinto piano…». Qualcuno ha poi chiesto chiarimenti sulla tempistica della realizzazione del parcheggio sotterraneo di piazza Vittorio Veneto (l’unica indicazione concreta che abbiamo visto indicata nelle slides). È stato risposto che si trattava ancora soltanto di un’ipotesi, presentata a titolo di esempio…

È chiaro che dal punto di vista del professionista che era lì per sentire la popolazione in una fase ancora iniziale del progetto, queste sono risposte correttissime perché l’operazione su Cascina Lampo è una decisione già presa dall’amministrazione (Determina n. 90 del 21 marzo 2017) e il parcheggio in centro è ancora da definire… Ma non sono risposte sufficienti da parte dell’amministrazione che ha invitato la popolazione a discutere di un «piano particolareggiato» e, in un’assemblea pubblica, si deve aspettare di dover rendere conto anche delle decisioni già prese, anche perché nel caso specifico la scelta della trasformazione urbanistica dell’area di Cascina Lampo non è irrilevante per il centro storico.

Ma forse il punto è proprio questo: mentre l’architetto Giani faceva il suo mestiere, raccogliendo i fogliettini consegnati dal pubblico, organizzandoli per trarne indicazioni complessive e interpellando anche direttamente chi aveva scritto qualche specifico suggerimento, promettendo che il progetto finale ne avrebbe tenuto conto (era questo del resto lo scopo della serata), il Sindaco mordeva il freno: qui si sottraeva al confronto, là respingeva un’osservazione («questo non si può fare», tranne poi essere corretto dall’arch. Giani: «Sindaco, stasera dobbiamo dire che ne terremo conto»).

Il momento davvero rivelatore del senso della serata è stato forse alla fine, quando a chiusura di un confronto con un cittadino che esprimeva il suo dissenso, il Sindaco ha spiegato che è bello che ci siano opinioni diverse, ma che l’opinione dell’amministrazione è quella e basta e non cambierà certo perché un cittadino la pensa diversamente. Legittimo. Ma allora perché far finta di voler conoscere e tener conto del parere dei cittadini?

Fin qui, l’unica cosa sicura è la cessione di terreni del Comune, in cambio della costruzione di una nuova caserma dei Carabinieri in via Aldo Moro, che non sarà di proprietà del Comune di Pianezza perché, in quanto caserma, sarà proprietà del Demanio. In cambio il Comune avrà l’edificio della vecchia Caserma, un edificio storico molto mal tenuto, se non fatiscente, di cui il Demanio probabilmente non sapeva come liberarsi, e che noi cittadini dovremo ristrutturare con le nostre finanze locali. Per realizzare quale progetto futuro? Ad oggi non si sa.

Su “Sotto la Torre” del giugno 2017 il Capogruppo di “Insieme per Pianezza” Piero Pensato interviene contro l’attuale opposizione di Pianezza Democratica sovrapponendola ancora una volta alla giunta Gagliardi che ha smesso di amministrare Pianezza nel 2011 (6 anni fa!!!).

Ospitiamo volentieri sul nostro sito la risposta di Claudio Gagliardi alle infondate accuse di Pensato. Da parte nostra, ci limitiamo a qualche precisazione generale:

  1. L’amministrazione Gagliardi ha costruito la nuova scuola primaria Manzoni e la scuola per l’infanzia Madre Teresa (2 scuole!) e ha ristrutturato completamente la scuola media Giovanni XXIII. Dunque per discutere su un piano paritario di chi potrebbe essere invidioso di chi, la nuova scuola per l’infanzia non basta: la giunta Castello è ancora in svantaggio di una scuola!
  2. Ma, più seriamente, credono che argomenti così infantili (tutta invidia!.. così imparate!.. siamo più bravi noi!…), siano adeguati a rispondere a precisi rilievi di merito, politici e amministrativi?
  3. E, soprattutto, credono davvero che nel 2017 ai cittadini di Pianezza interessino ripicche e piccinerie che affondano le radici nel passato remoto? Quand’è che l’amministrazione si prenderà una responsabilità qualsiasi, senza scaricarla sempre e comunque su chi l’ha preceduta?
  4. Infine, se le spiegazioni dei ritardi sono quelle fornite in Consiglio Comunale, non sono chiare per niente (prima l’Ufficio regionale che non dà le classi, poi la scuola che chiede dei cambiamenti… senza che si definiscano mai né la proroga, né le penali…). Se è tutto semplice come dicono loro perché non mostrare gli atti amministrativi e chiudere la questione?

Per chi volesse farsi un’idea del problema, rimandiamo alle nostre considerazioni qui e qui, e anche qui.

Ospitiamo volentieri la risposta di Claudio Gagliardi, ex Sindaco di Pianezza, all’intervento di Piero Pensato su “Sotto la Torre” del giugno 2017.

Ancora sulla scuola, per un minimo di chiarezza

Strano modo di raccontare le cose quello di Piero Pensato che nel numero di giugno 2017 di “Sotto la Torre”, ricorrendo addirittura a Confucio (forse un suo maestro di trasformismo), spiega che «L’Amministrazione che precedette la nostra (…) costruì una scuola di fianco all’istituto Costa…». No, Piero, quell’Amministrazione non costruì una scuola dove ce n’era già una, ma voleva ampliare la struttura della Nino Costa per dotarla di locali per la refezione al piano terra, come avete fatto voi nello stesso posto dopo 5 anni, e di 2 aule aggiuntive al primo piano, come non avete fatto voi, per fronteggiare la crescente e prevista domanda di locali per la scuola elementare. Questo ampliamento oltre a mettere in sicurezza la refezione 5 anni prima, avrebbe evitato i sacrifici che la vostra Amministrazione ha causato quando, per carenza di spazi, ha dovuto sacrificare tutti i laboratori e la biblioteca per trasformarli in aule.

«Il Sindaco e la Giunta di allora», Piero, «non si accorsero delle lacune che il progetto presentava» perché la svista commessa dal progettista (errato inserimento di un dato fondamentale nel calcolo del cemento armato) poteva essere scoperta solo da specialisti. E gli specialisti (progettista, impresa, Ufficio Tecnico comunale) se ne accorsero solo quando la struttura in cemento era stata realizzata fino alla prima soletta.

E non fu l’impresa che «fermò i lavori» ma il Sindaco, contro il parere dell’impresa e del progettista che ritenevano di poter procedere pensando poi di rattoppare il “misfatto” in seguito.

A quel punto il Sindaco non si fidò più di nessuno e chiese una consulenza al Politecnico, sulla base della quale la Giunta decise la demolizione di quella struttura perché mancavano garanzie sulla sicurezza.

E i danni, caro Piero, la mia Giunta li chiese citando sia il progettista che l’impresa costruttrice, come consigliato dall’avvocato; non puoi farci passare per fessi scrivendo solo che «citarono in tribunale l’impresario». Ma la Giustizia ha i suoi ritmi, lenti ma inesorabili e le sue procedure da rispettare. Infatti si è giunti solo ad una prima sentenza che riguarda una parte del problema e il Giudice ha condannato il Comune a pagare all’impresa l’ultima parte del lavoro eseguito, somma che non era stata liquidata a suo tempo per autotutela di fronte ad una presunta corresponsabilità dell’impresa. Ora anche questa somma entra a far parte dei danni che vengono imputati al progettista e il processo procede, come è logico che sia. «A noi cittadini tocca pagare», come dici tu e ora noi cittadini saremo rimborsati.

Letta così sembra un’altra storia, vero? Ma si sa, come disse Confucio, che la politica mette dei filtri distorcenti soprattutto agli occhi di chi non ha altri argomenti più solidi.

 

Claudio Gagliardi

Il Sindaco di quell’Amministrazione

Ecco l’intervento del nostro gruppo consiliare pubblicato in “Sotto la Torre”, giugno 2017.

Il futuro dei diversamente abili e delle loro Famiglie

Speranze, realtà e prospettive a un
anno dalla Legge 112/2016
29 giugno 2017 ore 21,00
Biblioteca di Pianezza Via Matteotti 3
Intervengono:
On. Umberto D’Ottavio VII Commissione Camera dei Deputati
Dott. Giancarlo D’Errico Pres. Associazione ANFFAS
Dott.ssa Cristina Odiard Assistente Sociale

Il 14 marzo 2014 il Sindaco di Pianezza scrive al Presidente del Consiglio, “Sindaco d’Italia” e quindi suo collega, una lettera confidenziale, operativa e diretta, per chiedere soldi per la nuova scuola dell’infanzia allora in fase di progettazione. Pochi giorni prima, il 3 marzo, Renzi ha scritto ai sindaci italiani lanciando l’iniziativa #scuolenuove, ricevendo in risposta, come risulta dal sito del ministero, «4.400 richieste riguardanti nuove edificazioni, riqualificazioni, messa in sicurezza, efficientamento energetico e altre lavorazioni riguardanti l’edilizia scolastica». Sempre il sito del ministero comunica che «di queste sono risultate accolte tutte le 404 domande presentate da altrettante Amministrazioni che – possedendo tutte le risorse necessarie –  richiedevano unicamente lo sblocco del Patto di stabilità per l’anno 2014 oppure per il 2014 e 2015». La richiesta di Pianezza è diversa: le risorse non le possiede e quindi batte cassa.

Vale la pena di analizzare la lettera, che è un capolavoro dello stile Castello:

1) l’argomento forte è una menzogna: «la comunità di Pianezza necessita, con estrema urgenza, di un nuovo plesso di “Scuola dell’infanzia”, per un numero di 9 sezioni».

Non è vero. Guardiamo le proiezioni demografiche presentate dal sindaco Castello, riconfermato alle elezioni, nel Documento Unico di Programmazione 2017/2021, pag. 15:

I numeri dei posti programmati per la scuola materna diminuisce, non cresce. Crescono invece le sezioni previste nelle elementari e nelle medie: come stiamo ripetendo da mesi le problematiche da risolvere non riguardano la scuola dell’infanzia.

I numeri sono numeri. E infatti l’Ufficio Scolastico Regionale nel giugno 2016 non ha autorizzato le 2 sezioni in più che erano state richieste, e che avrebbero portato a 9 le sezioni della “Madre Teresa”, perché «il numero di alunni in lista d’attesa risulta di 0 [zero!] alunni»!

A domanda in merito in Consiglio Comunale il nostro Sindaco ha risposto che si potrebbero fare classi con meno bambini e che una scuola nuova rappresenta un investimento per il futuro… tutte belle cose ma bisogna fare i conti con la realtà: l’Ufficio scolastico regionale assegna tot insegnanti per tot alunni, quindi la numerosità delle classi non la decide il Comune! Quanto all’investimento sul futuro, la stessa amministrazione non prevede un aumento demografico che giustifichi l’estrema urgenza sottolineata nella lettera del Sindaco.

 

2) Ma a sostegno dell’argomento menzognero arriva lo scarica-barile, specialità in cui l’amministrazione di Pianezza è campione mondiale! La «situazione di emergenza» sarebbe stata causata «da un’errata programmazione degli spazi didattici effettuata da chi mi ha preceduto, oltre che da un contenzioso legale “ereditato” dalla precedente Amministrazione». Non si dice che il contenzioso legale vede il Comune di Pianezza PARTE LESA in un processo che riguarda l’errata progettazione di un ampliamento della scuola elementare “Nino Costa” (ampliamento richiesto dai numeri di cui sopra): quando ci si è resi conto che la struttura non sarebbe stata sicura, si è preferito assumersi la responsabilità di abbattere quanto già costruito piuttosto che tentare aggiustamenti.

 

3) Sull’uso che nella lettera a Renzi si fa del nome di Vito Scafidi non vorremmo dover aggiungere nulla. Che il nome del nostro giovanissimo concittadino, vittima di una tragedia gravissima, la cui memoria è ancora giustamente così viva nell’intera comunità, possa essere “usato” come una scorciatoia per arrivare più vicino all’orecchio del potere, è un gesto penoso su cui si vorrebbe tacere.

Va però detto che la scuola di via Pavese nasce come nuova sede della medesima scuola per l’infanzia attualmente ospitata sull’altro lato della via, che ha già il nome di “Madre Teresa”. È evidente che si tratterebbe di cambiare un nome già esistente, ed è anche evidente che questo non è competenza del Sindaco, ma del consiglio d’istituto. Lo ha riconosciuto qualche giorno fa il nostro Sindaco intervistato da “La Stampa”. Ha però aggiunto, e questo ci chiama in causa, che «in giunta siede lo zio di Vito e forse sarebbe stato poco opportuno». Da non credere! Non ci si preoccupa dell’opportunità quando si tratta di approvare una variante al piano regolatore che agevola direttamente un assessore (in merito il Sindaco ha definito “demagogia stupida” la nostra opposizione), ma si avanzano considerazioni di opportunità quando si tratta della memoria di una giovane vittima! Ancora una volta il Sindaco prova a scaricare su altri la semplice circostanza di aver fatto una promessa che non può mantenere.

No, Sindaco! Non ci stiamo! La responsabilità delle promesse non mantenute è soltanto sua.

Davanti al dolore di una mamma che ha perso un figlio in una tragedia l’uomo, prima che il politico, avrebbe dovuto fare una sola cosa: chiedere scusa.

Quello che è avvenuto invece è sotto gli occhi di tutti.