Nel consiglio comunale dell’8 novembre u.s., come consiglieri di Pianezza Democratica, abbiamo presentato nuovamente un’interrogazione sui lavori per la scuola dell’infanzia “Madre Teresa”. Perché siamo così ostinati? E perché abbiamo chiesto dei dettagli che potrebbero sembrare a prima vista trascurabili? Proviamo a spiegarlo qui.

Che i lavori per la costruzione  della nuova scuola dell’infanzia “Madre Teresa” siano fermi da mesi, o quantomeno molto rallentati, è cosa che i cittadini di Pianezza hanno potuto constatare personalmente. Il Sindaco stesso, del resto, ci aveva detto in consiglio comunale a fine luglio, e aveva anche pubblicato sul sito del Comune (e su Facebook), che, essendo venute meno le condizioni di urgenza per la realizzazione dei lavori, l’Amministrazione aveva deciso di riconsiderarne la tempistica per spostare almeno in parte su altri lavori pubblici le risorse inizialmente destinate alla scuola. Visto che avevamo forti perplessità sulle ragioni addotte per quella sospensione o rallentamento, abbiamo cercato di informarci e capire meglio, come è nostro dovere fare. Dopo ripetute richieste, finalmente siamo riusciti ad avere il grosso della documentazione riguardante la scuola e abbiamo già pubblicato qui le nostre prime considerazioni.

Ci siamo dunque messi in cerca di qualche atto formale che chiarisse i termini della sospensione o rallentamento dei lavori. Era ovvio per noi che alle dichiarazioni del Sindaco dovesse corrispondere un provvedimento di qualche tipo, perché le amministrazioni pubbliche procedono necessariamente con atti pubblici e, si badi, non per amore di scartoffie e burocrazia, ma perché gli atti pubblici sono appunto tali, perché tutti li possano leggere e sapere così esattamente come e perché le scelte sono state fatte. Come ricorda spesso il capogruppo della maggioranza in Consiglio Comunale, in politica la forma è sostanza. E qui la faccenda è certamente molto sostanziosa, visto che parliamo di un investimento cospicuo (circa 3.000.000 di euro), tale da assorbire «totalmente gli spazi finanziari (capacità di spesa comunale) disponibili per le Opere Pubbliche» (parole del Sindaco).

Ora, perché è così importante capire chi e come ha sospeso i lavori? Perché, sulla base dei documenti che abbiamo esaminato, si danno due scenari possibili:

  • Nel primo, è il Comune a dire alla ditta appaltatrice di sospendere o rallentare i lavori. Si tratta di una ditta che, con il primo verbale di consegna dei lavori, in data 1° marzo 2016, si è impegnata a realizzare l’opera in 200 giorni, a ritmi serrati, ed è quindi presumibile che abbia investito nell’impresa mezzi e forza-lavoro. E così deve essere stato, se il Sindaco poteva ribadire ancora a fine luglio che c’erano tutte le condizioni “tecniche” per realizzare l’opera nei tempi previsti, dichiarando che «la realizzazione e la consegna del Plesso Scolastico (…) sta procedendo secondo le tempistiche da progetto». Ma, visto che la ditta viene pagata via via che i lavori procedono, se la ditta era pronta a eseguire i lavori in tempo e la tempistica è stata modificata dal committente, è naturale aspettarsi che sia la ditta stessa a chiedere i danni.
  • Nel secondo scenario, in assenza di provvedimenti formali dell’amministrazione, il ritardo va imputato alla ditta. Ma allora rientreremmo nel caso previsto all’art. 9 comma c) del contratto di appalto, in cui è definita una penale dell’uno per mille dell’importo contrattuale netto per ogni giorno naturale consecutivo di ritardo nell’ultimazione dei lavori, dunque circa 2.800-2.900 euro al giorno.

In assenza di documenti che permettessero di capire in quale dei due possibili scenari ci trovassimo, se n’è aperto un terzo, inaspettato. Abbiamo infatti finalmente recuperato una richiesta di proroga da parte della ditta appaltatrice, datata 14 settembre 2016 e protocollata il 16, il giorno stesso in cui avrebbe dovuto essere consegnata la scuola finita, con cui si chiede che la data di consegna dei lavori sia spostata al 31 gennaio 2017.

Finalmente tornano i conti?

No, perché la ditta non motiva la richiesta di proroga con le ragioni autorevolmente addotte dal Sindaco mesi prima, bensì facendo riferimento alle «richieste di modifica avanzate dai futuri utilizzatori», cioè dal Dirigente scolastico e dalle maestre. Di cosa si sta parlando qui? Si tratta di richieste di cui i cittadini erano venuti a conoscenza molto tempo fa, il 14 maggio, quando l’Amministrazione allora uscente (si era in campagna elettorale), organizzò un incontro pubblico nella sala della Biblioteca Comunale per annunciare trionfalmente l’imminente realizzazione della nuova scuola dell’infanzia. Proprio le richieste presentate in quella sede dal Dirigente Scolastico e da alcune maestre avevano sollevato i dubbi degli allora candidati di “Pianezza Democratica” sulla possibilità di realizzare i lavori in tempo per l’inizio dell’anno scolastico. E per questa ragione fummo allora accusati di essere incompetenti, di non capire che si trattava di modifiche da nulla, che si sarebbero risolte senza interferire con i tempi di consegna del lavoro. Ora la ditta fa riferimento alle modifiche richieste dai futuri fruitori della scuola per chiedere una proroga di 120 giorni su un lavoro che era inizialmente previsto in 200. Non volendo credere che ci sia stata della malafede o una consapevole menzogna elettorale, non resta che concludere che in questo caso gli incompetenti non eravamo noi.

Allora perché la scuola non è stata finita nei tempi previsti? Per le ragioni addotte dal Sindaco o per quelle a cui fa riferimento la ditta? Chi sta mentendo? Per capirlo abbiamo presentato l’interrogazione al Consiglio Comunale dell’8 novembre.

Il Sindaco ci ha spiegato che c’è stato un rallentamento dei lavori su richiesta dell’Amministrazione, ma “con buon senso”, venendosi incontro, senza che la ditta chiedesse danni al Comune e senza che il Comune esigesse la penale dalla ditta. Una sorta di accordo “ufficioso”, una stretta di mano tra gentiluomini, se abbiamo capito bene, adducendo poi pretestuosamente altre ragioni quando è stato comunque necessario presentare una richiesta formale di proroga, a ridosso della data prevista di consegna dei lavori (e, chissà, forse anche perché i consiglieri di “Pianezza Democratica” stavano già sfrucugliando nelle carte…). Il Sindaco ci ha detto che non vede in questo nessun problema, non c’è stato un danno erariale, non ci sono penali da pagare… si è aggiustata la faccenda come fa un buon padre di famiglia. Facendo le dovute proporzioni tra i 3.000.000 di euro di investimento per la scuola e i nostri assai più modesti bilanci familiari, se uno di noi si impegna con un fornitore di qualsiasi tipo ad acquistare qualcosa in una certa data, con rate definite, è difficile che possa cambiare idea sui tempi di pagamento dicendo semplicemente: guarda, ho meno soldi di quel che avevo previsto, però questa cosa non mi serve davvero con tanta urgenza, facciamo che me la consegni più in là, ma sempre allo stesso prezzo… Forse è perché i nostri fornitori non sono amici abbastanza buoni.

Ma, in ogni caso, quel che potrebbe essere lecito in un accordo tra privati, diventa poco trasparente quando c’è di mezzo l’amministrazione e un appalto che riguarda 3.000.000 euro di soldi pubblici. Immaginiamo come potrebbe prendere tutta la vicenda, per esempio, una ditta potenzialmente interessata che avesse deciso di non partecipare alla gara d’appalto perché non sarebbe stata in grado di affrontare il rischio di penali così alte in caso di ritardo per un lavoro che andava realizzato in tempo record (penali che, come il Sindaco ha ammesso del corso della discussione in Consiglio, avrebbero potuto portare la ditta al fallimento, se applicate!), per poi scoprire che i tempi di consegna in realtà erano ancora in qualche modo negoziabili “mettendosi d’accordo” senza tante formalità.

Colpisce che l’Amministrazione non veda in questo nessun problema e che continui a pensare di poter gestire i soldi di tutti come se gestisse il proprio privato portafoglio, procedendo con accordi tra “amici” invece che con trasparenti atti pubblici.