Della nuova scuola dell’infanzia di via Pavese abbiamo detto e scritto tanto, ma eravamo in campagna elettorale e qualcuno potrebbe aver giudicato le nostre considerazioni eccessive e finalizzate a screditare la lista avversa. Era un tema caldo: durante la campagna elettorale ci era stato assicurato che la nuova scuola sarebbe stata pronta per il nuovo anno scolastico e chi avanzava qualche dubbio è stato schernito, se non insultato.
Poco dopo le elezioni di giugno, il cantiere è stato bloccato. Dunque a bocce ferme, anzi a lavori fermi, possiamo pacatamente riprendere il discorso alla luce dei fatti e dei documenti a disposizione.
Che la scuola non potesse essere consegnata in tempo, neppure se i lavori fossero continuati regolarmente, risulta matematicamente dal piano dei lavori, parte integrante del progetto, che ne prevedeva la realizzazione in circa 8 mesi, poi ridotti a circa 6 mesi e mezzo nel contratto di appalto sottoscritto il 20 aprile 2016. Neppure iniziando i lavori a pieno ritmo il giorno seguente si sarebbe potuti arrivare alla consegna per l’inizio del nuovo anno scolastico, con buona pace delle promesse elettorali.

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Ma la menzogna elettorale è stata messa in ombra dall’intervenuta sospensione dei lavori. Perché il cantiere si è fermato poco dopo le elezioni? Una prima spiegazione è arrivata su sollecitazione di un’interrogazione di Pianezza Democratica nel Consiglio Comunale del 26 luglio, poi con una dichiarazione “ufficiale” del Sindaco ora sul sito del Comune, inizialmente postata su Facebook all’inizio di agosto. Qui il Sindaco spiega che «La consegna entro l’inizio dell’anno scolastico 2016/17 era subordinata alla concessione da parte della Regione Piemonte di almeno una nuova sezione (delle due richieste) e all’ottenimento della deroga al “Patto di stabilità”».
Concentriamoci su queste due condizioni che non si sono verificate e da cui sarebbe dipesa la consegna dell’edificio nei tempi indicati. La prima considerazione è che nessuno, né i Consiglieri di opposizione né la Commissione Scuola e Cultura, sapeva di queste condizioni, sulla cui validità si sarebbero potute sollevare non poche obiezioni anche in campagna elettorale. Con tutta evidenza non si può far dipendere la costruzione di una nuova scuola, che si ritiene necessaria per lo sviluppo della città, dalla circostanza che la Regione attribuisca una nuova sezione, cioè gli insegnanti per gestirla. La si costruisce secondo i piani prestabiliti e secondo la disponibilità dei fondi.
E qui veniamo alla seconda osservazione. Nella Pubblica Amministrazione si appalta un lavoro solo quando si hanno a disposizione i fondi per realizzarlo, e questo serve ad evitare sospensioni e contenziosi con le imprese che si vedrebbero modificare gli impegni presi. In questo caso invece i lavori sono stati appaltati senza questa effettiva disponibilità, nella speranza che si potesse sforare il Patto di Stabilità o che la Regione venisse in aiuto. Ricordiamo che il Patto di Stabilità impone ai comuni di spendere, nell’anno, solo i fondi che essi hanno a disposizione, senza contare un eventuale mutuo perché questo concorrerebbe ad incrementare il debito pubblico. Ecco perché, pur avendo ottenuto il mutuo, l’Amministrazione non può spenderlo. Che ci piaccia o no, queste sono al momento le regole del gioco e sono note.

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In questo contesto, il comportamento dell’Amministrazione è criticabile non solo perché disattende impegni e promesse, ma perché potrebbe procurare un danno erariale. Intanto, visto che l’edificio dell’attuale “Madre Teresa” continua ad essere occupato dalla scuola dell’infanzia e non ha potuto essere destinato alla scuola primaria proprio quando si registrava una carenza di spazi per quest’ultima, è stato necessario spostare due classi di primaria nell’edificio della scuola dell’infanzia. Per questo il Sindaco, nel suo comunicato, si affretta a dire che “le uniche spese per ospitare la nuova classe di primaria sono quelle esclusivamente riferite all’acquisto degli arredi (banchi e sedie)”. E ce ne rallegriamo.
Rispondendo all’interpellanza di “Pianezza Democratica”, il Sindaco ribadisce inoltre che i lavori della nuova scuola dell’infanzia costeranno la cifra già prevista, senza spese aggiuntive richieste dall’impresa per la sospensione dei lavori. E qui la situazione si presenta davvero bizzarra.
Proviamo a ragionare, ripercorrendo una serie di eventi così come risultano dai documenti. La ditta che si è aggiudicata i lavori della scuola, la Gandelli Legnami s.r.l., secondo il contratto di appalto, avrebbe dovuto pagare una penale di 2.827 € per ogni giorno di ritardo nella consegna. Il progetto iniziale, lo abbiamo già ricordato, prevedeva di eseguire i lavori in 252 giorni naturali, poi ridotti a 200 nell’ordine conferito il 20 aprile. Si tratta di una riduzione molto consistente, tale da dover ragionevolmente costringere a inserire più personale o lavorare su due turni, tutte operazioni che implicano costi maggiori, ma la contrazione dei tempi di consegna viene accettata senza contropartite. È legittimo immaginare che, per stare nei tempi sottoscritti ed evitare le pesantissime penali, la ditta abbia investito consistenti e costose risorse (operai, mezzi…). Ora che i lavori sono sospesi, non per colpa sua, la ditta non verrà pagata, visto che i pagamenti dipendono dall’avanzamento dei lavori. Ora, perché la ditta non chiede di essere adeguatamente rimborsata per il danno economico subito? Generosità nei confronti del Comune di Pianezza?
Certo la sospensione dei lavori ha fatto tornare tutti i conti: la Giunta ha potuto imporre scadenze oggettivamente impraticabili per poter dire che la scuola sarebbe stata pronta in tempo o quasi, la ditta non rischia di dover pagare le penali previste dal contratto perché i lavori sono stati sospesi dal Comune.

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